Alcune premesse.
Non conoscevo “Lo Spiffero”, non vogliatemene se ho altre esigenze di informazione. La notizia della presenza del mio nome tra i “temi” trattati mi è stato segnalato e ovviamente la reazione è stata di enorme stupore seguita da una serie di sentimenti e considerazioni che non sto a descrivere nel dettaglio.

E a questo principio mi ispiro per rispondere all’ articolo: “Aggiungi un posto in Giunta.. per la precaria”

E nel dettaglio:

1) Non sono mai stata staffista della Giunta Bresso, non ho mai avuto incarichi di tipo politico (e il ruolo nello staff è tale) nell’Ente Regione Piemonte, bensì esclusivamente di tipo TECNICO, attraverso normali e ben meno remunerativi contratti a progetto che in quella fase storica di indirizzo della programmazione regionale erano richiesti per elaborare gli strumenti di Pianificazione territoriale (Piano Territoriale Regionale e Piano Paesaggistico Regionale) che la Regione riteneva strategici (il PTR ha avuto normale adozione e approvazione, il PPR è ad oggi solo adottato). Le mie competenze (Laurea con una tesi di marketing territoriale, Master di secondo livello in Analisi delle Politiche Pubbliche, tre anni di ricerca universitaria presso il Dipartimento Intarateneo del Territorio concentrata sui temi della geografia economica e della pianificazione, esperienze di studio e ricerca in Germania), mi rendevano, ai tempi, idonea a superare selezioni pubbliche condotte direi, in modo irreprensibile, da funzionari e dirigenti pubblici, la cui onestà e buona fede è ampiamente appurata. Venni a far parte quindi di un gruppo di lavoro composto per lo più da giovani le cui competenze erano cresciute in ambito universitario e non certamente politico.

2) Dopo tre anni di contratti a progetto e di PRECARIATO nell’Ente, la Regione Piemonte, guidata dalla Giunta Bresso, giunge, con discreto ritardo rispetto alle altre, a indire un concorso pubblico finalizzato alla stabilizzazione del personale precario regionale, ma aperto al pubblico, che ha portato all’iscrizione di ben più di un migliaio di concorrenti. Superai (io come altri 180 ragazzi) quel concorso, le cui prove (una scritta e una orale) erano nuovamente TECNICHE e piuttosto approfondite. Anche in questo caso non ho ragioni per dubitare della buona fede del personale della Regione Piemonte, che ha condotto la procedura concorsuale in modo irreprensibile e severo, data la portata dei quesiti posti. Il risultato di quel concorso ha sortito molte sorprese in quanto molti concorrenti provenienti dalle segreterie politiche sono stati lasciati a casa perché ritenuti non idonei, mentre, molti giovani e meno giovani, esterni all’Ente, ma ritenuti meritevoli, sono stati premiati con il raggiungimento della graduatoria. Il dato ovviamente viene citato per ribadire la bontà e l’imparzialità del processo concorsuale.

3) Continuo ad essere una precaria della Regione Piemonte, è vero! Il concorso a tempo determinato, prevedeva tre anni di assunzione sino alla fine del 2012, prorogati recentemente sino alla fine del 2013. Vi è comunque un percorso di stabilizzazione in corso del personale a tempo determinato, perché previsto da apposito accordo stipulato tra l’Ente e i Sindacati e quindi un processo di trattativa che vede coinvolti gli stessi Sindacati, la Regione e i lavoratori. Molto si è scritto riguardo questa vicenda che coinvolge me personalmente oltre a 200 altri ragazzi, a giudizio di molti (compresi i Consiglieri Regionali di maggioranza), professionalmente dotati e essenziali alla vita della Regione, ma in attesa di stabilizzazione. Molte sono state le polemiche, anche politiche, che hanno avuto eco in varie testate giornalistiche, frutto di una dialettica interna al Consiglio Regionale. Non è questa la sede per giudicare questo dibattito. Mi limito però a sottolineare quelli che sono i dati inconfutabili: il mio contratto scade alla fine del 2013, non ho quindi bisogno di un posto di lavoro, ma anzi con questo nuovo impegno politico ad Asti rischio di mettere ulteriormente in pericolo un percorso di stabilizzazione che mi/ci spetta per meriti e che nasce da un processo di crescita professionale e concorsuale che esula totalmente da logiche clientelari e meramente politiche. Continuo ad essere precaria e continuerò a difendere - ovviamente non acriticamente e senza schiamazzi, perché non mi si confanno - da “politico” ad Asti e/o da Dipendente della Regione Piemonte, quelli che sono i diritti dei precari, perché al di là della mera contingenza personale, il percorso di valorizzazione professionale di una generazione - la mia, ma non solo – supportata sempre da motivazioni di merito e giuridiche, sarà lo sfondo del mio impegno da qui ai prossimi mesi.

4) Pongo a voi quindi la seguente domanda: hanno i precari – tenuto presente il percorso precedentemente descritto – diritto ad avere una passione e impegno politico o ad assumere EVENTUALI cariche politiche? Oltre ad avere una professione, da tempo sono IMPEGNATA POLITICAMENTE! Ho scoperto di avere una coscienza politica a vent’anni, ne sono orgogliosa, anche perché ereditata da geni famigliari a me molto cari. Ho deciso di coltivarla prendendo una tessera di partito, dove nel tempo ho semplicemente prodotto lavoro a titolo volontaristico. Ora ne ho trentasei e mi ritrovo tra le mani l’opportunità di avere un ruolo nella maggioranza di governo della mia città. Cosa ha a che fare il mio status di precaria? Sarei meno competente perché precaria?

5) Valuto con grande apprezzamento l’intenzione da parte della mia maggioranza di ridurre i compensi non solo degli appartenenti alla Giunta, ma anche con riferimento a tutte le cariche politiche presenti, inclusi i Consiglieri Comunali, il Presidente del consiglio, Il Sindaco e tale posizione verrà testimoniata dal mio voto a favore della scelta.

6) Il mio compagno, Matteo Barbero, avvocato e Dottore in Diritto Costituzionale, citato nell’articolo in modo, a mio giudizio, quantomeno inopportuno, ha vinto regolare concorso in Regione Piemonte, ormai nel lontano 2002, arrivando addirittura primo in graduatoria. Lui per fortuna, a differenza della sottoscritta, le “tende le ha piantate” in Regione in modo definitivo e ovviamente secondo criteri meritocratici perché allora l’Ente poteva permettersi ancora concorsi a tempo indeterminato. L’ho conosciuto molto dopo la sua assunzione, quando anche io ero già assunta anche se a tempo determinato.

7) Sono pendolare da ormai vent’anni. Tra i pendolari ho molte persone care, con cui condivido molta della mia quotidianità. Li rispetto moltissimo, perché certamente la loro vita professionale e privata è più complicata rispetto a quella di coloro che hanno la fortuna di lavorare nella città di residenza. In cuor mio spero ardentemente di avere la possibilità di continuare ad avere il privilegio di poter essere annoverata tra i pendolari per Torino, perché vorrebbe dire che qualcosa di bello è successo riferito ovviamente al percorso di stabilizzazione già citato. Il mio lavoro e quello dei miei colleghi precari e non, indipendentemente dalla carica politica che potrò assumere in futuro, è una cosa preziosa e lo preserverò da qualsiasi attacco e fandonia volta semplicemente a screditare politicamente.

8) Spero in futuro possano seguire dialettiche e interazioni differenti con il vostro organo di stampa. Giudico perlomeno strano e poco etico o corretto un articolo che non riporta il nome di un autore, che tantomeno si preoccupa di coinvolgere colui che viene gratuitamente diffamato dallo stesso. Credo ancora che il giornalismo sia cosa differente.

Il problema dell’edilizia scolastica non può più essere affrontato come questione una tantum. I fatti dimostrano che si tratta di problema strutturale e come tale dovrebbe essere affrontato. E’ necessario arrivare ad un Piano organico di edilizia scolastica con tempi e costi tarati rispetto ad un quadro completo dello status quo.

E’ recentemente tornata alla cronaca la sicurezza dell’edilizia scolastica, un leitmotiv purtroppo ricorrente e che periodicamente mette in luce tutte le carenze di attenzione e di progetto nei confronti di un problema che non può più essere considerato episodico, ma emblematico di una situazione. Le nostre infrastrutture scolastiche sono inadeguate e interventi spot finalizzati solo a tamponare momentaneamente delle falle non bastano più!

Il Monti attende ormai da qualche anno un progetto che possa rendere nuovamente agibile l’ex casermone per ospitare un migliaio di alunni che vivono nella precarietà di un edificio fatiscente.
Gli allievi del Liceo

I soldi per il progetto ci sono, stanziati dalla Regione Piemonte nel lontano febbraio del 2008. Ad oggi, per la realizzazione dello stesso, siamo giunti in Provincia alla sola individuazione di un Progetto definitivo. Quali i tempi per dare agli una struttura dignitosa agli studenti del Monti?

Anche il Classico e l’Istituto Sella aspettano da tempo lavori di manutenzione in grado di garantire il minimo sindacabile, quella sicurezza che un anno e mezzo fa è stata messa in dubbio dai sopraluoghi dello Spresal, che ha dichiarato a rischio i locali degli istituti.

E poi il Benedetto Alfieri…

e tanti laboratori fatiscenti, non funzionanti, muri scrostati, bagni inutilizzabili, certificati di prevenzione incendio mancanti, palestre troppo piccole e scuole elementari, medie e superiori prive di quei minimi requisiti di decenza in grado di ospitare i rispettivi alunni…

Le nostre scuole hanno bisogno di più attenzione, soprattutto da parte delle Istituzioni locali responsabili della manutenzione degli edifici che ospitano quotidianamente migliaia di giovani e
la sicurezza delle infrastrutture scolastiche deve, senza proroghe, divenire una priorità assoluta.

Queste le priorità per la SCUOLA:

1. La definizione di un Piano per l’edilizia scolastica in Provincia di Asti, che metta la qualità della stessa come priorità dell’amministrazione in modo da garantire condizioni ottimali di sicurezza e di qualità degli edifici che ospitano gli istituti scolastici di competenza della Provincia definendo:
ii. progettazione di qualità
iii. stanziamenti plausibili
iv. tempistiche certe

2. La stipula di un “Patto per la scuola”, in grado di sancire un’intesa tra Comune e Provincia di Asti al fine di intraprendere un percorso comune di progettazione e programmazione per garantire la qualità dell’edilizia scolastica degli istituti di ogni ordine e grado presenti sul nostro territorio.

Comincia la mia campagna elettorale!!!